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Immigrazione o sostegno a distanza?

 

Faccio volontariato presso un centro per minori non accompagnati in Sicilia, che accoglie giovani ragazzi che sbarcano sulle nostre terre.

Come sappiamo tutti dalle informazioni che riceviamo continuamente dai mezzi di comunicazioni, non ci sono solo profughi che scappano dalle guerre.  In mezzo a tantissimi che fuggono da persecuzioni e violenze indicibili, ci sono i migranti economici, persone cioè che lasciano il loro paese in cui vivono o sopravvivono con pochissimo o con niente da mangiare e con nessuna prospettiva di un futuro. Fra questi, tanti sono i minori non accompagnati, ragazzi a cui le proprie famiglie danno i pochi soldi che hanno, per tentare la strada  dell’emigrazione in un paese europeo. Tantissimi provengono dall’Africa sub-sahariana, sono ivoriani, nigeriani, senegalesi, del Mali...

Rischiano la vita passando il deserto con qualche mezzo, rischiano la vita cercando di sopravvivere in paesi come Niger e Libia, rischiano la vita salendo su barconi per attraversare miglia marine del Mediterraneo ed alla fine,  chi ce la fa, sbarca sulle nostre coste.
Qui ricevono aiuto, accoglienza, accompagnamento nelle procedure legali.

Non entro nel merito di cosa e quanto fa l’Italia o l’Europa in termini di leggi,  di chi accoglie, di come accoglie, quali politiche sociali, quali strumenti, quali integrazioni.
Una sola domanda nasce spontanea quando si sta accanto a ragazzi che parlano con occhi grandi di nostalgia ed amore dei loro paesi di provenienza, a volte con occhi nuovi, colmi di speranza come solo gli africani sanno trasmettere: perché non proviamo ad aiutare queste persone, questi ragazzi  nei loro paesi di provenienza? Perché devono rischiare la vita ad oltranza?  Perché non favorire  progetti di sviluppo nei paesi africani cercando di limitare la mattanza  di un viaggio  ad altissimo rischio della vita per ognuno?
Quando penso a questo e cerco di capire come posso essere una persona che contribuisce a qualche progetto in questa direzione, penso alla nostra Onlus ed in qualche maniera mi sembra che con il nostrio Progetto “Adozioni e sostegno a distanza” in Senegal  in qualche modo contribuiamo a questo. Facciamo sì che nel loro paese un certo numero di ragazzi e ragazze abbia l’opportunità di avere un’ istruzione e di conseguenza la possibilità di cambiare e migliorare la propria vita e quella della famiglia.

Mi piace pensare che i ragazzi che frequentano le nostre scuole in Senegal sono ragazzi che non corrono il rischio di andare a fondo insieme ad una barca o che vengano picchiati a morte in un qualche posto di attesa di imbarco per l’Europa.
I nostri progetti sono solo una piccola goccia nell’oceano della questione dell’immigrazione, ma vogliamo dire il nostro più grande grazie a tutti quelli che con il loro sostegno contribuiscono a mantenere  questa goccia  di umanità, per un mondo più equo e solidale.

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