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Accogliere nuove possibilità

 

Il giorno 8 febbraio 2015 è stata indetta da Papa Francesco la “Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la Tratta di Esseri Umani”. Le iniziative in varie città d’Italia sono state tante. Scegliamo in questo numero di condividere l’esperienza di una giovane amica, Silvia, che ha deciso di dedicare tempo ed energie a questa realtà così ferita e che sta al cuore del nostro carisma di Suore Francescane dei Poveri. Ha infatti discusso la sua tesi di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche, scegliendo come argomento “Il traffico internazionale di persone: strumenti di prevenzione e assistenza alle vittime. L’esperienza italiana.”

Aiuto! Devo scrivere la tesi! Più o meno era questa frase che risuonava nella mia testa nel settembre 2013. Stavo per iniziare il mio ultimo anno di triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Genova e, data la mia proverbiale ansia, iniziavo già a pormi la fatidica domanda: di che cosa tratterò nella mia tesi? Le cose si sono fatte un po’ più facili dopo aver conosciuto la professoressa di Diritto Internazionale, che mi ha subito colpito. Dopo nemmeno una settimana di corso le ho chiesto se poteva essere la mia relatrice! Restava però il problema dell’argomento da trattare.

E qui arrivano le suore! O meglio la suora, Wilma, che all’incontro post Marcia Francescana ad Ottobre, tra una chiacchiera e l’altra, pensando studiassi lingue e non scienze internazionali, mi racconta che; nella comunità di Porta S. Giacomo a Padova, dove si trova Progetto Miriam, era venuta in visita la Special Rapporteur dell’ONU che si occupa della tratta. Din! Lampadina che si accende sulla mia testa!
Da quella semplice chiacchierata scopro di sapere poco o niente sulla tratta di persone.

Sono incuriosita e decido di fare un po’ di ricerche. Torno a casa, accendo il computer, www.google.it : Special Rapporteur on trafficking in persons, especially women and children.


Scopro che l’Italia, dal 12 al 20 Settembre 2013, è stata oggetto di visita per monitorare il livello di attuazione delle norme internazionali sulla tratta e valutare il livello di tutela delle vittime.
Quando si pensa a problemi grandi, si pensa sempre siano distanti da noi, che non possano capitare nel nostro paese. Leggere articoli, numeri e testimonianze che si riferivano all’Italia mi ha colpito e rattristato.

In cuor mio avevo deciso, avrei fatto una tesi sulla tratta che potesse raccontare anche di quel piccolo Progetto che mi aveva aperto gli occhi. Approfondendo le ricerche scopro che l’Italia grazie all’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione ed alla legge 228/2003 in materia di misure contro la tratta di persone; permette alle vittime di tratta di essere tutelate ed alle associazioni di poter creare progetti ad hoc. Progetto Miriam è tra questi e, dal 1994, offre pronta accoglienza a donne in grave difficoltà, in collaborazione con la Caritas e il Numero Verde Antitratta.

E’ stato un lavorone, ma vedere l’impegno e la cura con i quali le Suore Francescane dei Poveri portano avanti Progetto Miriam, mi ha spronato a fare del mio meglio per poter raccontare questa realtà.
Ho avuto il dono di essere ospitata a Porta S. Giacomo e di poter passare qualche ora nel laboratorio creativo occupazionale. Ne sono rimasta così colpita che, ora che studio a Padova, quando posso, chiedo alle suore se posso fare un salto
per dare una mano.
Essendo grata per ciò che ho ricevuto e avuto modo di condividere, vi saluto con la conclusione della mia tesi:

“Ogni donna non viene solamente accolta e sostenuta materialmente, ma anche e soprattutto, viene accolta
insieme alla sua storia. L’ascolto ed il dialogo permettono di gettare nuove fondamenta da cui ripartire, acquisendo
consapevolezza della propria persona e dei propri diritti.
Si aprono così, con semplicità e dedizione, nuove possibilità nella vita di donne per le quali l’esperienza di Progetto Miriam ha costituito, e costituisce, il punto di svolta, la via d’uscita da una situazione che le rendeva merci da acquistare, invisibili e prigioniere; per aiutarle a realizzare pienamente la loro vita.”

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