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Condividere passi nuovi

Abbiamo chiesto a Sr. Cinzia, arrivata quest’anno a Progetto Miriam, di raccontarci qualcosa della sua esperienza in questi mesi. Sr. Cinzia, è una giovane professa, ha infatti celebrato la sua professione temporanea il 2 marzo 2013, è medico radiologo, e divide il suo tempo tra il lavoro di radiologa e il servizio a Progetto Miriam. (sr Mara)
La mia avventura a Progetto Miriam è iniziata il 4 settembre. Beh, ricordo molto bene questa data, perché ha segnato per me un vero “passaggio” o meglio direi “l’immersione” in una realtà nuova, intensa e spesso travolgente. L’arrivo è stato a dir poco scoppiettante visto che appena qualche settimana dopo è nata la piccola S., segno concreto che mi era chiesto di accogliere la novità della vita. Per me che non ho confidenza con pannolini, poppate e quanto altro sia necessario per la normale esistenza di un neonato, è stata una grande fatica ma anche una bella scoperta. Ricordo bene la sensazione di panico vissuta (credo da entrambe!!) in quelle rare occasioni in cui è stato necessario trascorrere qualche ora da sola con la piccola S. Comprendere i suoi reali bisogni, cioè mangiare, essere cambiata o consolata, provvedere ad essi e sperimentare di essere capace di prendermi cura di lei è stato per me fondamentale.

Quanto vissuto in poco più di un mese con la piccola è stata la base su cui costruire il resto della mia permanenza a progetto Miriam: sforzarsi di comprendere i bisogni essenziali miei e delle ragazze, cercare e rimanere focalizzati su ciò che dà nutrimento, sperimentarsi giorno dopo giorno sempre un po’ più capace di dare consolazione e scoprire  che a volte si possono anche ricevere piccole ma significative consolazioni.
Oltre al corso intensivo di baby sitter, sperimentato durante questo primo periodo, in questi mesi ho imparato che la vita a Progetto Miriam scorre con apparente semplicità tra laboratorio, lezioni di italiano, pulizie di casa, richiesta e ottenimento di documenti. Sotto questa apparenza si cela però una frenetica lotta contro gli imprevisti e soprattutto un lavoro lento, faticoso ma irrinunciabile da parte di ciascuna di noi, suore ed operatrici, ossia quello di innescare fiducia nelle ragazze. Sì, proprio un innesco, l’accensione di una speranza, aiutare le ragazze a riconoscere che possono avere fiducia negli altri, in sé stesse, in una possibilità diversa per la loro vita.
E’ un lavoro non facile e che conosce numerose battute d’arresto ma che, viene testimoniato da gesti piccoli e apparentemente insignificanti. E’ stato così, che dopo varie proteste e giorni di malumori, una delle ragazze, poco tempo prima di doversi trasferire in un’altra struttura, mi chiama in disparte e mi mostra con entusiasmo delle scarpe nuove regalatele per la prossima stagione primaverile. Fidarsi di una persona significa aver voglia di condividere con lei le cose belle e così un paio di scarpe nuove sono state per me segno tangibile della gioia di condividere con me passi nuovi, per una nuova stagione della sua vita.

 

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