Ecco a voi l’intervista a Victoria (nome di fantasia) che ci racconta qualcosa di sé e della sua esperienza di vita a Progetto Miriam a Padova.
Ciao Victoria, quando sei arrivata a Progetto Miriam?
Sono arrivata a Progetto Miriam a giugno 2019, avevo appena 18 anni. Sono rimasta fino a settembre 2021, il Covid ha rallentato il mio percorso di raggiungimento di una autonomia, di solito il programma è di 18 mesi, ma il lockdown e la pandemia hanno rallentato tanti servizi e per questo sono rimasta più di due anni.
Con che animo sei arrivata a Progetto Miriam?
Sono arrivata di notte, accompagnata dai carabinieri e sr. Tina mi aspettava alzata. Avevo tanta paura, perché non sapevo dove mi portavano, all’inizio credevo di andare in uno di quei luoghi dove ci si mette tutte con una divisa, come una specie di riformatorio… e questo mi spaventava un po’. I primi tempi piangevo spesso, ero spaesata e insicura. Mi mancavano le mie cose, non avevo potuto portare con me nulla, vestiti, libri, o ciò che mi ricordava casa. Mi ricordo che i primi tempi passavo tanto tempo alla finestra della mia stanza, guardavo fuori le persone che passavano, contavo le macchine e sognavo ad occhi aperti… Mi immaginavo come sarebbe stata la mia vita, dopo aver vissuto cose così brutte… Del mio passato non ne parlavo con nessuno.
Ci sono voluti quasi sei mesi perché mi fidassi delle persone che avevo intorno e fossi capace di raccontare la mia storia.
Poi cosa è successo?
La mattina dopo, quando mi sono svegliata, ho capito che non ero in riformatorio, ma in una specie di convento e che non avremmo dovuto mettere una divisa, le suore erano persone normali ed ero senz’altro in un luogo sicuro. Ero però chiusa in un guscio ed evitavo tutti. Facevo quello che mi dicevano, anche un po’ controvoglia…
Dopo qualche giorno ho iniziato a lavorare in laboratorio e lì piano piano ho scoperto che potevo fare qualcosa di bello, di nuovo, di tutto mio… ho iniziato pian piano a cambiare, a trasformarmi.
Ora sono davvero diversa da quella di due anni fa, sono più estroversa, più positiva, gioiosa, e soprattutto aperta al futuro.
Un bel ricordo del tempo che sei stata qui:
Il mio primo compleanno festeggiato qui: era la prima volta che facevo una festa di compleanno e insieme alle suore abbiamo preparato la festa con palloncini, un cartellone ed io ho cucinato alcuni piatti tipici della mia terra.
Cosa è che ti è piaciuto di più in questa casa?
Alla fin fine dico: Tutto!! Sento che sono in una famiglia, al sicuro, qui sono cresciuta e ora sto apprezzando le opportunità che questo posto mi ha dato, per esempio sono stata inserita nel mondo del lavoro ed ora posso mantenermi da sola. Da qualche mese vivo con due ragazze in un appartamento e condivido con semplicità la vita normale con loro.
Cosa senti di aver imparato dopo tutto questo tempo vissuto qui?
Sento che l’importante è non mollare mai, continuare a camminare sulla strada buona, anche se ci sono ostacoli, ma non tornare mai indietro. E credere che si può cambiare, si può essere migliori, si può ricominciare!
Sr. Carla Casadei, sfp
